Il viaggio di Andata (alias Fantozzi in California)
13 Febbraio 2004 - 17:14 (PST)
35.000 piedi da qualche parte nei cieli del Montana a pochi chilometri
dal confine con l'Idaho. La telecamera sotto l'aereo inquadra da ore
una distesa uniforme di neve e le calde spiagge della California
distano ancora più di 2.000 Km.
Ma forse è meglio partire dal principio...
Parte I: La precisione svizzera.
Il viaggio è cominciato con una bella nevicata che a metà di marzo a
Milano dovrebbe farti capire che la sfiga ha deciso che era il momento
di divertirsi un po' con te. Tutto fila liscio fino all'imbarco, anzi
fino davanti alla scaletta dell'aereo dove il capitano ci annuncia che
purtroppo c'e' un piccolo "problema tecnico" e che è meglio se giriamo
i tacchi e torniamo al gate. Restiamo al gate per un paio d'ore, dopo
di che ci fanno risalire sul pulmino e via verso l'aereo ... che
stavolta è addirittura chiuso. Altro ritono al gate per avere
informazioni e si riparte in pulman verso un altro aereo che tuttuvia
è deserto a parte qualche donna delle pulizie. Al quarto tentativo
troviamo il posto giusto e ci fanno salire. Poichè eravamo tutti un pò
incazzati decidono di tenerci fermi per circa una novantina di minuti
a motori spenti (e quindi con un freddo boia). Alla fine il nostro
fantastico volo della Swiss ottiene il permesso di decollare (con sole
5 ore di ritardo) ma noi siamo tranquilli perchè il personale ci
assicura che da Zurigo gli hanno confermato via fax che le coincidenze
per l'America ci avrebbero aspettato.
Parte II: L'alta professionalità degli svizzeri.
Arrivati a Zurigo tutti i voli per gli Stati Uniti sono partiti da ore.
Al banco delle connections litighiamo per quasi due ore per
convincerli che c'era stato un problema tecnico e quindi avevamo
diritto ad un hotel ed ai buoni pasto. Loro sostenevano che era tutta
colpa del tempo atmosferico e che il pilota aveva mentito (?!?). Alla
fine cedono... si passa la notte a Zurigo a spese della Swiss.
Finalmente questa mattina ci mettono su un volo per Los Angeles.
L' 80% dei passeggeri sono banchieri israeliani in vacanza !!!
Il rimanente 20% sta pregando che i controlli all'imbarco abbiano scoraggiato
i terroristi (che probabilmente erano arrivati a fiotte).
L'aereo è una figata con film, musica e videogiochi su tutti i sedili.
Ops, volevo dire tutti a parte il mio che è l'unico ad avere lo
schermo rotto. Che volete che siano dodici ore di volo senza avere
NULLA da fare....
Parte III: Vatti a fidare delle ambasciate.
Alla fine il viaggio passa benone (anche perchè ho scambiato il mio
posto con quello di un tipo che non sapeva usare il suo schermo) e
arriviamo in California perfettamente in orario.
Resta solo da passare all'immigrazione.
La prima poliziotta che vede il mio passaporto scrolla la testa e mi
dice che il mio visto non va bene (ci avrei quasi scommesso). Quindi
mi manda ad una apposita scrivania dove il poliziotto (un tipo
gioviale) scrolla la testa e mi manda all'ufficio disperati. Qui un
simpatico ragazzo mi spiega che il mio visto è sbagliato: è fatto
esattamente come un visto J1 ma ha il codice di un fantomatico visto
F. Prende una biro e ci scrive sopra REVOKED.
- pausa ad effetto -
Il simpatico ragazzo mi da un pò di
moduli da compilare e mi dice di attendere pazientemente perchè deve
mandarli al suo capo che a sua volta li dovrà mandare al suo capo.
Da buon italiano penso che la trafila dovrebbe concludersi non prima
dell'inizio dell'estate. Invece in meno di due ore tutto si risolve.
Mi dicono che io non avevo colpa (grazie al cazzo) ma è stato un
errore dell'ambasciata. Mi agganciano al passaporto un pezzetto di
carta che spiega che ho diritto di stare in USA ma che non posso
uscire. Vale a dire, se torno in Italia anche solo per un giorno poi
mi serve un nuovo visto per rientrare.
Gli dico che ho capito e finalmente abbandono l'aereoporto, mi infolo
gli occhiali da sole e mi preparo al caldo sole della California.
Purtroppo c'è nuvolo.
Ed è cosi che dopo tre giorni di viaggio, con la faccia di chi le ha
viste tutte, i pesci sotto le ascelle e le palle che sfiorano il
pavimento - salgo sull'autobus e raggiungo Santa Barbara (niente
tramonto a Malibu, come ho detto c'era un cielo che sembrava dovesse
nevicare). Gladys (che Dio la benedica) mi è venuta a prendere alla
fermata.
La casa
16 Febbraio 2004 - 11:48 (PST)
Il mio campo base in California si trova al 7090 Del Norte Drive nel
ridente (si fa per dire) paesino di Goleta. Dista una decina di minuti
di bicicletta dal campus (e quindi dall'oceano pacifico) e una decina
di minuti di macchina dal centro di Santa Barbara.
La casa si trova in un viale residenziale molto tranquillo e ricorda un
po le case in cui ero stato in Irlanda: rigorosamente a un piano solo,
un bel giardino dietro casa (il nostro necessiterebbe di quelche cura
visto che l'erba ti arriva alle ginocchia) e quelle simpatiche porte
d'ingresso in legno e vetri colorati che in Italia non si possono
usare perchè ti troveresti una decina di ladri in soggiorno tutte
le sere. In giardino si vedono passare degli scoiattoli enormi ma
sono abbastanza timidi e non sono ancora riuscito ad avvicinarne uno :(
In quanto a divertimenti la zona è più o meno equivalente al deserto
dei Gobi. Tuttavia il dormitorio degli studenti è abbastanza vicino e sembra
essere abbastanza movimentato: appena ho un mezzo di trasporto vado a
dare una occhiata.
In casa abbiamo la TV via cavo con centinaia di canali e un collegamento
Internet molto veloce con un access point wireless. La zona giorno è
pienamente arredata mentre la mia camera da letto è ancora
desolatamente vuota. Ho trovato un materasso queen size (grosso modo
equivale ad un due piazze italiano) ed una cassettiera decente da uno
studente greco che torna a casa la prossima settimana. Il prezzo è
molto buono (45$ in tutto) ma non potendo metterli in macchina devo
aspettare che un amico di Gladys mi dia un strappo con il suo
furgone. Nel frattempo dormo in soggiorno sul divano letto.
Ops, mi è scappato il nome Gladys. Beh, per chi ancora non lo sapesse,
lei è una delle due ragazze con cui attualmente divido la casa. E' una
newyorkese di rigini cinesi e fino ad ora mi ha aiutato davvero
tantissimo. L'altra tipa si chiama Sara ed è una simpaticona che
viene dalla Spagna (il suo inglese dal fortissimo accento spagnolo è
veramente uno spasso) In più, come in ogni casa che si rispetti,
abbiamo pure un cane. Si chiama Maggie ed è letteralmente vecchio
come il cane di san Rocco. Credo sia afono perchè non l'ho mai sentito
abbaiare o fare un qualsiasi altro verso. A parte questo è un cagnolino
veramente simpatico e bravissimo e non da nessun fastidio in casa.
Seguono un paio di foto della casa.
(Le foto sono in bassa risoluzione e bassa qualità per venire incontro
alle vostre ridotte velocità di download :) )
La cucina
Il giardino
La sala
Il soggiorno
Sara
Gladys e Maggie
Primi passi al Campus
17 Febbraio 2004 - 16:30 (PST)
Ieri ho fatto il mio primo ingresso all'università.
Il campus è formato da una numero piuttosto elevato di edifici buttati alla rinfusa
su un vasto pezzo di terra esattamente di fronte al mare. Tra un edificio e
l'altro ci sono dei bei giardini, delle strade e un groviglio di piste
ciclabili. Queste ultime hanno una importanza fondamentale e pare che
attraversarle a piedi nei periodi in cui c'e' lezione (adesso è vacanza perchè è appena
finito il quadrimestre invernale) sia una delle cose piu pericolose
che si possa fare in California. Il traffico di bici è talmente elevato
che dove due piste si intersecano ci sono delle vere e proprie
rotonde!!
Gli studenti che si incrociano in giro appartengono alle razze più
strane: bianchi, neri, indiani, greci, giapponesi, vampiri, vichinghi.. ed ogni
possibile incrocio vi possa venire in mente.
Per il resto, si assomigliano un pò tutti:
Tutti rigorosamente con le infradito (che qui chiamano flip-flop). Non importa se nei
giorni scorsi c'erano 12 gradi.
Tutti indossano o la maglietta o la felpa dell'università
Tutti in bicicletta o con lo skate (ovviamente con le
infradito).
Di biciclette ce ne sono migliaia e dalle foggie piu strane. Le più
diffuse hanno un manubrio immenso, niente cambio e il freno a
pedali. Se aquistavo un mezzo del genere finivo spalmato contro un
muro in 7 secondi, e cosi mi son comprato una classica mountain bike
(usata naturalmente). Ovviamente ci sono anche bici piu strane,
con il manubio alto e largo alla easy riders, con le forcelle
davanti lunghissime e il ruotino piccolo, con tre ruote... Non mi
stupirei di vedere qualcuno con un velocipede anni 30.
Lo skateboard merita una menzione a parte. Mentre in Italia lo usano solo i
truzzi per saltare su e giù dai gradini di una chiesa, in California è
un vero e proprio mezzo di trasporto. Usano delle tavole molto lunghe
e talvolta sagomate in modo bizzarro ma che a quanto pare sono veloci
e maneggevoli. Devo ammettere che fa un pò impressione vedere delle
ragazze arrivare in skate mentre sorseggiano una tazza di caffe :)
Vi state chiedendo perchè non mi son preso lo skate anch'io?
A parte le figure barbine che avrei fatto all'inizio, dall'università a casa mia
ci sono alcuni kilometri di salita e non volevo farmi venire i
polpacci come quelli di Roberto Carlos.
Ma torniamo all'università. Il mio laboratorio si trova nell'edificio
"Ingegneria I" che sta proprio di fronte alla scogliera. Ieri ci ho
passato una buona mezzora a guardare il mare. Eravamo io e uno scoiattolo
che se ne stava in piedi a un metro e mezzo da me sgranocchiando una bacca e
guardando l'oceano - o forse stava solamente facendo colazione e il fatto
che guardasse l'oceano era una mia impressione.
(Le tre foto che trovate sotto sono state fatte dalla cima della
scogliera di fronte al dipartimento)
Il laboratorio è abbastanza piccolo, ha un divano nel mezzo e tutto
attorno le scrivanie (divise con dei separé) e dei mobili pieni rasi
di computer, router, switch e quant'altro fino al soffitto. A
differenza di quelli che abbiamo nel laboratorio al Poli, questi sono
tutti funzionanti e molto moderni. La maggior parte degli studenti
del laboratorio usa i Mac ed ha quei monitor LCD wide-screen della Apple da MILLE
pollici che fanno tanto ma tanto figo. Lo scopo del divano per adesso
mi sfugge, ma probabilmente lo capirò strada facendo.
Per farvi morire di invidia potrei dirvi che dalla finestra di fronte alla
scrivania si vede l'oceano. Purtroppo non è cosi :(
Domani è il mio compleanno ma sarà una dura giornata perchè
comincio a lavorare e sono a casa da solo per una settimana. Approfittando delle
due settimane di vacanza entrambe le mie coinquiline se ne vanno per un pò
(una torna a casa per 10 giorni e l'altra va a farsi una settimana di vacanza nella grande mela).
Il dipartimento
Università
Un angolo di mare
Il mio mezzo
...dopo una settimana...il sole.
21 Febbraio 2004 - 18:30 (PST)
Una settimana ?!?
Cavoli, con tutto quel che è successo
mi sembra di essere partito un mese fa.
Comunque sia, ormai mi sono scrollato di dosso gli ultimi rimasugli del
Jet Lag (i cui unici effetti erano quelli di farmi venire
un sonno boia la sera alle 9.30) e sto iniziando ad orientarmi
un poco nella zona (ovviamente intendo la zona a portata di bicicletta).
Stamani (nuvolo come al solito) sono saltato sul primo pulman del mattino
(che di domenica è alle 11) e sono andato in città. Di bello c'e' che qui
i negozi non chiudono mai e quindi si può tranquillamente andare a fare shopping
anche di domenica.
Giusto il tempo di farmi un giro e mangiarmi un hamburger ed esce il sole,
il centro si riempie di gente e finalmente si ha la sensazione di stare in California.
La città è un po' in stile messicano (cosi dicono, io mica ci son mai
stato in messico) con le vie larghe e le case basse. La via centrale si chiama
State St. e scende dritta fino al mare nel punto in cui comincia il molo. I lati
della strada sono completamente pieni di negozi, bar e posti in cui mangiare.
Girando per i negozi ho avuto la netta sensazione che il mio guardaroba sia
troppo... *europeo* ma comunque per oggi mi son limitato a guardare senza
comprare nulla. Il meglio son le scarpe da ginnastica (belle e a buon prezzo) e
i negozi di materiale da surf: ci son di quei costumi tropppppo belli (purtroppo
anche abbastanza cari).
Arrivato al mare - che con il sole fa tutto un altro
effetto - mi son riposato un pò di fronte alla pista per skateboard. C'era un
sacco di gente che faceva dei bei numeri, ma la cosa che più mi ha colpito
era la diversità di età: c'erano una decina di ragazzini con meno di 10 anni
e un vecchio che aveva certamente più di 60 anni!!!
Casa mia vista da fuori (con la macchina di Gladys)
State St.
State St.
Paseo Nuove (tipo un centro commerciale).
State St.
Il mare in fondo a State St.
Mare di fronte al campus
Mare di fronte al campus
Un pezzo di universita
Primo impatto col cibo
25 Febbraio 2004 - 12:15 (PST)
Una delle cose che piu spaventa noi italiani prima di partire
per gli stati uniti è sicuramente il cibo.
Tutti (specialmente chi in America non c'è mai stato) sono pronti
a spiegarti che tutto sommato non è poi cosi male: bisteccazze con
patatine fritte e un sacco di cucine differenti prese gentilmente a prestito
dagli altri stati. Anch'io la pensavo così...
Poi però arrivi e ti rendi conto che se vuoi vivere qui per dei mesi
non puoi andare al ristorante tutte le sere (sopratutto
se abiti a Goleta e non hai una macchina). E così ti restano due scelte:
il fai da te e i fast food.
Per il fai da te non è poi così male. Nei supermercati si trova di tutto, la
pasta italiana c'è ed è buona, l'olio d'oliva si trova, il formaggio pure.
I prezzi sono abbastanza elevati ma per i prodotti di importazione c'è un
simpatico fenomeno di livellamento; così ti trovi l'olio bertolli scadente
che costa come l'extra-vergine buono (miracoli dell'importazione).
E' un po seccante che qui tutto abbia confezioni formato famiglia (famiglia
Bradford naturalmente) che per una persona sola sono un tantino scomode (sempre
che uno non voglia mangiare wurstel per 20 giorni di fila).
Dicevo che per adesso son riuscito a trovare praticamente tutto; fanno ancora
eccezione i salumi (che ci sono ma fanno schifo) ed il pane (che è talmente molle che
andrebbe bene per riempirci il materasso).
I fast food sono una vera e propria avventura. Quasi ogni giorno ne provo uno
diverso ed è difficile che ne esca soddisfatto. Io però sono curioso, testardo
e, diciamocelo, mi lascio abbindolare facilmente da tutte quelle belle figure
che mostrano panini dall'aspetto delizioso. Ma mentre sul cibo ognuno propone
qualcosa di diverso, sul beveraggio sono tutti d'accordo. Ogni cosa che ordini
è così dolce che mi sto convincendo che allunghino le bevande col brodo di giuggiole.
Alcuni posti ti vendono il bicchiere, così tu sei libero di alzarti e riempirtelo
tutte le volte che vuoi. Io non ci son mai riuscito piu di una volta ma comunque
apprezzo questo sistema perchè almeno posso bere una sprite senza
quelle tonnellate di ghiaccio che di solito ci aggiungono loro.
E se uno è proprio alla canna del gas, può sempre contare su
Jack in the box che (a soli 200 metri da casa mia) offre un drive through aperto
24 ore su 24 - 7 giorni su 7. Io ci ho preso un doppio cheesburger e devo ancora finire
di digerirlo.
Sempre il solito panino con patatine ?? Ma nooo...
Ci sono catene che vendono pizza, pasta, cibo cinese, messicano e
persino il sushi. Con soli 5 dollari potete provare tutte le cucine del mondo,
a vostro rischio e pericolo naturalmente.
Oggi ad esempio, ho deciso di adottare la vecchia strategia di starmene per un pò a
guardare e poi ordinare quello che prendono gli altri. In
Italia di solito funziona, qui è un disastro. Nel mio caso, ho visto che i
salutisti prendevano delle belle insalatone che divoravano come conigli.
La mia doveva essere una insalata mandarina, con mandarino, insalata, pollo e
mandorle. La zuppiera era bella grossa, il pollo non arrivava ai 50 grammi:
in pratica era tutta insalata. Che a me piace un sacco intendiamoci, a patto che
sia condita con un pò d'olio e che ci sia un un po di pane da mangiarci assieme.
Ma mangiarla scondita e senza pane, son mica una capra!!!
Per adesso ho trovato una sola cosa che gli americani sanno fare meglio di noi:
i biscotti.
Ne ho provati di tre o quattro qualità diverse e son tutti deliziosi. Ovviamente c'è da
andarci piano: quelli che mangio di solito ad esempio hanno 130 calorie l'uno!!!
Va be, dopo tutta sta tiritera vi spiegherò la mia giornata (culinaria) tipo: Colazione:
pane tostato con marmellata di arancia.
Yogurt danone alla frutta.
Succo di arancia
1 biscotto
Pranzo:
Di solito sperimento.
Se voglio fare il salutista invece, prendo un Jamba Juice. Con questo nome
ti vendono un frullatone di frutta così denso che se ci metti dentro un ferro da stiro galleggia. La prima volta che l'ho comprato la ragazza mi ha detto: lo vuoi piccolo,
medio o grande. Io che ho un passato da bevitore di frappe di tutto rispetto
volevo prenderlo grande. Poi ho deciso per il medio, tanto poi avrei mangiato
qualcosa d'altro. A questo punto la tipa mi chiede se ci voglio una aggiuntina.
Una che??? Lei mi dice che posso farci mettere qualche prodotto per aumentare
la mia energia, la concentrazione o chissa cos'altro. Gli ho detto che la mia
energia stava benone così com'era.
Risultato - il mio jamba juice "medio" probabilmente conteneva
il frullato di un albero di banane. Era buono, non c'è che dire, ma alla fine
avevo un tale peso sullo stomaco che non ho toccato più nulla fino a sera.
Merenda:
1 biscotto :)
Cena:
Un piattazzo di pasta (sughi vari)
Un po' di pane con formaggio, tonno o un panino con quello che capita.
Fragole, banana o una mela (ne ho trovato una qualità strana sul mercato:
è buonissima e bruttissima da vedere)
Serata:
Una bella birra fresca.
Santa Barbara (storica)
31 Marzo 2004 - 19:15 (PST)
Qui il tempo si è definitivamente sistemato e di pomeriggio fa un caldo
pazzesco. Domenica ne ho approfittato, macchina fotografica a tracolla,
per fare il turista e visitare un po' Santa Barbara.
In particolare stavolta mi son dedicato al suo lato storico. Non pensate
però di trovare nulla di davvero antico, qui siamo pur sempre in America :)
Dunque, vediamo... Correva l'anno del Signore 1542 quando un uomo bianco
(tale Juan Rodriguez Cabrillo) passò per la prima volta da queste parti.
Il primo a segnarla su una carta geografica invece fu Sebastian Vizcaino il 4
Dicembre 1602 - festa di S. Barbara. Agli indiani che abitavano il luogo il fatto
di essere finalmente diventati un pallino sul mappamondo (e una cologna spagnola)
non importava un gran chè. Ma ad aggiustare (si fa per dire) le cose ci pensarono
i missionari che nel XVII secolo arrivarono in zona, convertirono a suon di legnate
gli indigeni e li obbligarono a costruire la missione.
Poi venne l'ottocento e arrivarono gli assatanati della corsa all'oro
e Santa Barbara si ritrovò ad essere una rinomata cittadina
di villeggiatura per ricconi in cerca di tranquillità. Cosa che sarebbe tuttora
se non fosse per la mandria di studenti portati sin qui ogni anno dalle cinque università
del luogo.
Ma torniamo alla mia visita turistica...
Prima tappa - "El Presidio"
Il presidio è uno dei quattro forti che gli spagnoli costruirono
in californa per difendere le missioni dagli indiani. Quello di
Santa Barbara fu costruito nel 1782 ma oggi gran parte del forte è
scomparsa per lasciare posto alle strade e ai negozi della città
(in pratica è ancora in piedi solamente l'angolo a nord-ovest).
Appena arrivo mi accoglie un simpatico vecchietto che mi introduce
alla storia del presidio e mi indica il modo migliore per visitarlo.
Prima di lasciarmi dà un paio di pacche al muro alle sue spalle
e mi dice con una certa fierezza "Questo è originale, pensa.. ha più di 200 anni!!".
Avrei voluto dirgli che da noi in italia le case con i muri di
200 anni le usiamo per far stagionare i salami... ma per non essere
scortese ho sorriso e mi son finto stupito.
In effetti da vedere non è che ci fosse molto: una cappella, qualche stanza
simile alle nostre vecchie case di campagna e poco altro. L'atmosfera
però era carina e ricordava i film di Bud Spencer e Terence Hill
- ops, volevo dire Bambino e Trinità.
Seconda tappa - "Il museo storico"
Secondo la guida questo museo possiede una enorme collezione di cimeli.
Sarà anche vero, ma a me è sembrato un po' un piede in bocca.
Tanto per sottolineare l'enorme importanza del museo, io ero l'unico visitatore presente.
Mi son fatto il mio giretto nelle due o tre sale tutto solo soletto
e poi me ne sono andato. I tipi all'ingresso erano molto più interessati a me di quanto
io lo fossi nel museo. Alla fine mi hanno costretto a firmare il libro dei visitatori
dicendomi "Beh, sai... non ci capita molto spesso di avere un visitatore
dall'Italia". Chissà, forse pensavano che ero venuto apposta per il museo :)
Terza tappa - "Il palazzo di giustizia"
Grosso edificio in stile spagnolo costruito negli anni '20. Ci sono alcuni soffitti
dipinti a mano e un sacco di piastrelle che a quanto pare han fatto arrivare
direttamente dalla Spagna. Ha un bel giardino e una torre dell'orologio che, sebbene
non sia altissima, offre un'ottima veduta dell'intera città.
Quarta tappa - "La missione"
A quanto pare il missionario non gradiva di dividere vitto e alloggio con
l'esercito e così quattro anni dopo la costruzione del presidio fa su baracca
e burattini, si sposta di 800 metri verso la collina e fonda la missione.
Oggi è un convento francescano ed
è sicuramente più importante da un punto di vista storico (è una delle più importanti
della california, tanto da meritare addirittura il nome di regina delle missioni!!)
che da un punto di vista turistico.
La facciata e l'interno della chiesa meritano una visita, il resto come si suol
dire... fa volume.
Ricapitolando, ci sono diversi posti carini che meritano di essere visitati ma
non c'è nulla di sorprendente che lasci a bocca aperta.
L'unica cosa che davvero non mi stanca mai è l'oceano.
Perfino davanti alla missione, mentre mi
riposavo seduto nel parco, davo le spalle alla chiesa per godermi il panorama
del mare visto dalla collina :)